L’Iniziativa Ara Pacis, ente senza finalità di lucro dedicato alla dimensione umana della pace, crede nella capacità delle persone che hanno subìto atti di violenza di perdonare coloro che li hanno commessi, così come nella possibilità che i colpevoli di un’azione ingiusta chiedano perdono e si pentano di ciò che hanno fatto nel passato, impegnandosi per riparare per quanto possibile il danno causato. Per questo l’Iniziativa Ara Pacis promuove e sostiene il lavoro del Consiglio per la Dignità, il Perdono, la Giustizia e la Riconciliazione, perché crede non solo nella capacità del perdono di realizzarsi anche dopo fatti terribili, ma anche nella sua capacità di contribuire alla guarigione delle persone dai loro traumi, a ristabilirne la dignità violata e l’autostima perduta, a promuovere la riconciliazione tra persone che si sono combattute a vicenda, e a risolvere conflitti identitari apparentemente intrattabili.
Ciò che accompagna la fiducia nelle capacità del perdono come strumento per la costruzione della pace, è anche la assoluta consapevolezza che in ambiti estremamente sensibili e complessi come quelli dei traumi e dei conflitti non possono esistere né modelli universali, né facili schematismi, né tantomeno può esistere la ricerca di unanimi consensi. Il modello teorico Pentimento → Perdono → Riconciliazione, che è il più tipico a cui si può pensare, può effettivamente avvenire, ma è solo uno delle molteplici combinazioni che possono avere luogo. Si tratta di un discorso complesso, che qui vogliamo solamente accennare ma che l’Iniziativa ed il Consiglio continueranno ad elaborare nei propri lavori nei mesi a venire.
Ci può essere ad esempio pentimento da parte di un colpevole, senza che il perdono venga mai accordato, o senza che avvenga una riconciliazione, che è per se stessa reciproca:
“Possono passare molti anni tra un atto di pentimento e una risposta di perdono. Potrebbe non arrivare mai. In Canada, quando una chiesa nazionale si è scusata con la popolazione indigena per i trattamenti del passato, la popolazione indigena ha risposto ricevendo le scuse, ma non accettandole. Vogliono vedere se la chiesa si comporterà in maniera diversa prima di accettarle.” (John Bond)[1]
Ci può essere una concessione di perdono senza che, per un motivo o per un altro, arrivi mai un segno di pentimento da parte del colpevole:
“Il pentimento da parte di coloro a cui viene offerto il perdono è auspicabile ma non lo considererei come indispensabile. Perciò quando il perdono viene offerto, diciamo da una vittima, è come un dono che dovrebbe essere dato senza condizioni. Questa è una sfida difficile per la vittima, ma libera lei o lui dal peso di covare l’odio o il desiderio di vendetta e può dare alla persona una pace interiore.” (Loreta Castro)
“Il vero perdono dovrebbe essere offerto incondizionatamente, senza porre alcuna condizione al destinatario del perdono che viene offerto. Quando è dato senza condizioni, genera un sentimento di rimorso che a sua volta produce un’azione riflessiva, producendo un cambiamento nelle credenze e nelle posizioni che la persona deteneva in precedenza.” (James Movel Wuye)
È possibile anche che si verifichi una riconciliazione, senza che ci sia stato un esplicito processo di scuse e/o di perdono:
“Oggi si passa senza alcun controllo per quella che fu la frontiera tra Germania e Francia, una frontiera che ha visto nel secolo scorso milioni di morti in guerre che ora appaiono senza senso. Appunto, oggi nessuno o quasi si sognerebbe di rialzare le barriere e ricominciare a sparare. In tutto questo è stato necessario il perdono?
O piuttosto è stata decisiva la feroce sanzione contro la feroce aggressione, la consapevolezza della follia delle ideologie, il prezzo enorme pagato? Il perdono, se c’è stato, è venuto dopo; ma è la coscienza maturata sull’assurdità del conflitto che ne ha impedito il riproporsi.” (Riccardo Di Segni)
Sebbene sia opinione di alcuni che senza pentimento da parte del colpevole e senza un atto di perdono, una vera riconciliazione non possa avere luogo:
“Il perdono è un atto spontaneo, un gesto della volontà più che delle emozioni. Tuttavia, affinché avvenga una riconciliazione in una relazione tra due parti, devono esserci pentimento, confessione e scuse da parte del colpevole alla vittima. Senza pentimento da parte dell’aggressore, una vittima può perdonare sinceramente dal cuore, ma non si può dire che la relazione sia veramente e pienamente riconciliata.” (Brian Cox)
“Il perdono senza un gesto di pentimento corrispondente ignora i torti reali avvenuti nel passato. Il pentimento senza un certo grado di perdono lascia irreparate le relazioni tra le persone. Questi due atti operano insieme per forgiare una nuova società umana al posto della malvagità della società passata.” (Donald W. Shriver)
Si può intendere il perdono come un qualcosa che è legato della propria fede religiosa:
“In molti punti il Corano richiama alla riconciliazione e al perdono e incoraggia la risoluzione pacifica dei conflitti. Questo lo considera un modo di venerare Allah e di ottenere un ricompensa, così come sta scritto: ‘La riconciliazione è preferibile’, (Al Nissa 12). E come scritto in Al-Anfal 61, ‘Se inclinano alla pace inclina anche tu ad essa’.” (Barakat Fawzi Hasan)
Ovvero come qualcosa di assolutamente privato e personale:
“Le mie idee sul perdono non hanno nulla a che vedere con il mio retaggio, l’appartenenza religiosa, o i miei legami culturali o politici. Il perdono agisce da solo, come strumento personale, di auto-guarigione e di controllo sulla mia vita.”
(Eva Mozes Kor)
C’è insomma una varietà molto ampia di approcci e di idee riguardo al rapporto tra perdono, pentimento e riconciliazione, che è dovuta a diversità di fede e di cultura, di esperienze personali, di approccio teorico o semplicemente di sensibilità individuale, che si riflettono nelle diverse idee espresse fin qui dai Membri del Consiglio per la Dignità, il Perdono, la Giustizia e la Riconciliazione e dai contributori del Breviario del Perdono.
I promotori dell’Iniziativa Ara Pacis sono consapevoli di questa varietà di opinioni e la considerano una ricchezza per la missione dell’Iniziativa. Solo una grande flessibilità può garantire infatti il successo di un progetto di respiro globale come questo. In effetti, il perdono, le scuse e il pentimento sono solo alcuni degli strumenti che si possono utilizzare per promuovere una pace giusta:
“Quindi come aiutiamo le persone a riconciliarsi con il loro passato? Dandole una piattaforma per raccontare le loro storie (conferenze di giustizia riparativa, commissioni di verità e riconciliazione, ecc.), ad essere ascoltate, a parlare con il nemico, a raccontare al mondo come stavano le cose e come stanno? Solo condividendo delle storie si può sviluppare l’empatia, solo attraverso l’empatia la gente può voler smettere di farsi del male a vicenda.” (Marina Cantacuzino)
Uno dei punti su cui senz’altro c’è consenso tra chi si occupa di conflitti e di riconciliazione, è che rivelare la verità su fatti gravi che sono accaduti, e procedere a ristabilire una qualche forma di giustizia, legale, restaurativa o di altra natura, è fondamentale per ristabilire la dignità delle vittime e per procedere verso una pacificazione della società:
“La necessità più importante per la riconciliazione è di rivelare innanzitutto la verità. Tutti i fatti del passato devono essere rivelati per ottenere una piena riconciliazione. La società deve conoscere la verità per evitare ciò in futuro. Oltre a rivelare la verità, entrambe le parti in conflitto dovrebbero praticare l’auto-critica e accettare gli errori del passato.” (Öztürk Türkdoğan)
“ ‘Perdona e dimentica’ è un cattivo motto. Sarebbe meglio dire ‘ricorda e perdona’, o ancora meglio, ‘ricorda, perdona, ma non dimenticare’. Chi è colpevole di un torto vuole che ciò che ha commesso venga dimenticato, ma facendo così si aumenta il danno arrecato alle vittime. È possibile guarire i guasti solo quando il male del passato viene riconosciuto pubblicamente ed è soggetto all’impegno pubblico della società del ‘mai più’.“ (Donald W. Shriver)
“La piena riconciliazione implica, in una determinata misura e forma, il perdono e il lasciar andare il passato, la rabbia e il desiderio di vendetta. Ma non significa né impunità né oblio.” (Robert Rotberg)
Anche se è necessario a volte attendere il momento giusto per affrontare i problemi del passato:
“La verità può essere dolorosa e mettere a nudo i dettagli del passato può essere pericoloso e destabilizzante, soprattutto nel momento in cui le relazioni tra le persone sono fragili e le comunità stanno cominciando a ricostruire la pace. Ciò che bisogna tenere in considerazione riguarda innanzitutto le persone più direttamente coinvolte. Sono essi pronti ad affrontare gli orrori del passato e dovrebbero essere obbligati a farlo?” (Eileen Borris)
Verità, memoria, giustizia, dignità della propria identità, sono questi i punti fermi che si impongono, assieme al perdono, lungo il difficile cammino verso la pacificazione e la riconciliazione:
“Se la fase della verità è essenziale, non è tuttavia sufficiente e deve essere necessariamente seguita dalla giustizia e dalla riparazione. La riparazione così come la conservazione della memoria e il riconoscimento ufficiale della storia sono indispensabili e permettono alla vittima di tornare a esistere, ai responsabili di riconoscere, alle generazioni future di ricordare.” (Nassera Dutour)
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